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IL CANTONIERIE, IL MESTIERE DI IERI, IL LAVORO DI OGGI



IERI

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Il 4 dicembre si festeggia Santa Barbara, protettrice contro i fulmini e patrona di coloro che svolgono un lavoro che li espone al rischio di morte, come artificieri, vigili del fuoco e cantonieri.
È sempre stato un lavoro duro quello del cantoniere: lavoro di terra e di sassi, di fango e di sterpi.
Un tempo le condizioni di una strada e la sua percorribilità potevano decidere la vittoria o la sconfitta in una guerra o determinare lo sviluppo economico di una città. Gli eserciti si dotavano di squadre di soldati addestrati per aprire nuove strade e nei villaggi questi compiti erano affidati a contadini e muratori, gente abituata a maneggiare terra e pietre. Il "cantone", cioè il tratto di strada affidato a ogni cantoniere, che lavorava da solo, aveva una lunghezza variabile in base ai mezzi che le amministrazioni locali potevano destinare alla manutenzione delle strade. Non doveva essere più corto di 3-3,5 km né più lungo di 5-6 km, perché nel primo caso non avrebbe utilizzato appieno il lavoro del cantoniere e nel secondo la manutenzione della strada ne avrebbe risentito. Fino all'inizio del '900 il lavoro principale consisteva nel rinnovare i materiali della massicciata consumati dal traffico e dalle intemperie sia con il metodo dei ricarichi isolati (effettuato spargendo a scacchiera il pietrisco per non intralciare il traffico), sia con quello di ricopertura a lunghi intervalli (quasi un intervento di rifacimento della massicciata), ma a questo si aggiungeva la manutenzione della segnaletica, della banchina e dei fossi lato strada, e in inverno lo sgombero della neve. Un profondo mutamento avvenne con l'introduzione del catrame e del bitume a partire dagli anni venti, ma in modo più capillare nel periodo post-bellico, e con l'arrivo dei primi automezzi negli anni '60.

OGGI

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Negli ultimi anni la tecnologia ha migliorato e reso più semplici molti aspetti del lavoro dei cantonieri, ma di certo non l'ha reso un compito meno impegnativo. Se da un lato grazie ai nuovi mezzi come camion, pale antineve, trattori dotati di decespugliatori, il lavoro manuale è quasi scomparso, dall'altro l'aumento del numero di veicoli e conseguentemente del traffico sulle strade ha reso la manutenzione della rete viaria il cardine della sicurezza stradale. I cantonieri non operano più da soli su un tratto di strada, ma sono organizzati in squadre dal responsabile territoriale del circolo. In provincia di Torino ci sono 35 circoli, a loro volta raggruppati in 9 zone, divise in 3 unità operative. Questa struttura ha il compito di gestire la rete stradale di competenza della Provincia, che comprende oltre alle strade provinciali le ex strade statali trasferite al demanio provinciale nel 2001. I compiti a cui sono chiamati i cantonieri (8 o 9 per circolo) sono molti: vigilanza e controllo sulla rete stradale, rifacimento della segnaletica orizzontale e verticale, sgombero neve e interventi in caso di emergenze. Tra questi, particolarmente importante è l'estirpazione delle piante a lato strada, operazione che permette di avere strade più asciutte in inverno e di ridurre i rischi di gelate, e dà migliore visibilità ai guidatori diminuendo il numero di incidenti. Mentre aspettiamo la neve per le nostre sciate, i cantonieri sono all'opera sui mezzi antineve e spargisale, per mantenere le strade efficienti. È il lavoro, spesso sottovalutato, su cui si fonda la sicurezza dei nostri viaggi.