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  Emergenza affitti, aumenti del 67% in 15 anni
Indagine dell’Ispo (05/11/2007)

In Italia è emergenza casa. La percezione del disagio abitativo è molto alta tra i residenti delle grandi città (72% a Roma e 64% a Milano) ed è diffusa in tutte le classi d’età, soprattutto tra quanti vivono in affitto. I dati emergono da un’indagine dell’Ispo, presentata a Roma durante un convegno promosso da Assoimmobiliare. D’altra parte, stando a rilevazioni Nomisma-Banca Italia, tra il 1991 e il 2007, a fronte di una crescita delle disponibilità familiari dell’ordine del 20,8%, l’incremento dei canoni di mercato nelle aree urbane è risultato del 66,7%. L’incidenza della locazione di un’abitazione di 80 metri quadri sul reddito familiare è così passata dal 20,7% dei primi anni Novanta all’attuale 28,5% con un aumento, concentrato nel periodo 1998-2005, prossimo a 38 punti percentuali. Attualmente si stima che le abitazioni in affitto siano circa 4,4 milioni.

Il disagio abitativo in Italia è dovuto principalmente al forte squilibrio fra le case in proprietà (l’80%) e quelle offerte in affitto (il 20%) e al fatto che solo il 10% del totale dello stock abitativo sia stato costruito nell’ultimo decennio con la quasi totalità dei nuovi edifici destinata alla compravendita. Di qui la proposta di Assoimmobiliare di aumentare l’offerta di edilizia residenziale destinata alla locazione a canoni sostenibili attraverso l’utilizzo delle cosiddette "aree a standard", ovvero quelle destinate urbanisticamente alla realizzazione di funzioni o servizi per la collettività (parchi, scuole, uffici pubblici) che risultano essere generalmente disponibili in grandi quantità presso tutti i comuni italiani e talvolta inutilizzate, perché non destinabili a edilizia residenziale o commerciale. Con questa proposta, Assoimmobiliare ritiene possibile realizzare un milione di nuove case (taglio medio di 70 metri quadri). Gli edifici dovrebbero essere destinati alla locazione per un periodo non inferiore a 25 anni, con possibilità finale di acquisto da parte dei conduttori a un prezzo convenuto con le principali organizzazioni sindacali. Il canone sarebbe concordato con accordi definiti in sede locale e quindi offerto a livelli sostenibili (circa 800 euro al mese).

Fonte: Redattore sociale, 05/11/2007


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