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La famiglia è sempre più un punto di riferimento per gli italiani
I dati del X Rapporto del Centro Internazionale Studi Famiglia (12/11/2007)
La famiglia è sempre più importante nella vita degli italiani, soprattutto per quanto riguarda i legami affettivi. Lo dice il X Rapporto del Cento Internazionale Studi Famiglia (CISF), presentato a Milano: il 93% degli intervistati la considera "molto importante", una percentuale in aumento rispetto all’88% del 1990. Sempre in Italia, l’indagine rivela che il 76% delle persone considera il matrimonio un’istituzione non sorpassata. "La famiglia perde il suo ruolo funzionale grazie alla crescita dei servizi sociali, offerti dallo stato o dagli enti privati - ha spiegato Pierpaolo Donati, professore ordinario di Sociologia all’Università di Bologna e curatore del Rapporto - ma aumenta di importanza la sua dimensione relazionale". Secondo lo studio, in tutta Europa la famiglia viene prima di lavoro e amicizia: nei 33 stati considerati dalla ricerca, l’istituto familiare è considerato primario dall’84% degli intervistati, seguito da lavoro (57%) e amicizie (40%). Una tendenza confermata nel nostro Paese, dove il lavoro è il secondo ambito più significativo della vita (61% delle risposte) seguito dalle amicizie (44%, in crescita rispetto al 37% del 1990).
L’indagine sottolinea poi che le coppie sposate durano di più rispetto alle relazioni fondate sugli altri istituti di convivenza: "I PACS in Francia durano in media un terzo del matrimonio: se questi ultimi resistono otto-nove anni, i patti solidali non arrivano in media al quarto anno - ha spiegato Donati -. Così anche in Spagna i matrimoni omosessuali, che riguardano lo 0,5% del totale dei matrimoni, sono in media meno duraturi rispetto a quelli eterosessuali. Infine secondo uno studio dell’OMS i bambini che vivono in una famiglia tradizionale sono più felici di quelli che nascono in famiglie gay o single".
Il ministro per la Famiglia Rosy Bindi, presente alla conferenza stampa, ha accusato il Rapporto di essere un manifesto di idee, piuttosto che una ricerca. Ma Donati si è difeso: "Il Rapporto ha un approccio laico. Ha lo scopo di combattere gli stereotipi sulla disgregazione della famiglia, che non diventa liquida come la società, anzi". Affetto, impegno reciproco duraturo, redistribuzione economica: secondo il docente le caratteristiche della famiglia la rendono un soggetto sociale fondamentale, "di cui le leggi e la politica dovrebbero tenere più conto". Ad esempio nella fiscalità: "Il cosiddetto riccometro, o sistema ISEE, penalizza le famiglie numerose. La famiglia fondata sul matrimonio deve invece avere diritti e tutele specifiche come prevede l’articolo 29 della Costituzione".
Tra gli altri ambiti indagati dalla ricerca, cala di importanza il tempo libero: il 28% oggi lo indica tra gli aspetti di vita significativi, mentre nel 1990 lo era per il 28%. Stabili nel tempo la religione (35%) e la politica (9%).
Fonte: Redattore sociale, 12/11/2007
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