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Il CISF alla scoperta dei "volti della cura familiare"
Richiesti più ascolto e più informazioni (26/06/2007)
Più ascolto, più informazioni e non dover peregrinare da un ufficio all’altro per ottenere un servizio: è quanto chiedono le famiglie con figli disabili o con un anziano non autosufficiente, intervistate dai ricercatori del Centro Internazionale Studi Famiglia (CISF) nei comuni milanesi di Abbiategrasso, Paullo, Desio e Garbagnate, popolosi comuni della provincia di Milano. La ricerca, "Famiglie resistenti e affaticate: i volti della cura familiare", verrà presentata a Milano giovedì 28 giugno presso il Nuovo spazio Guicciardini (via Macedonio Melloni, 3). Commissionata dalla Provincia, aveva l’obiettivo di capire come le famiglie vivono il loro ruolo di cura e che rapporto hanno con i servizi offerti da comuni, ASL, scuole, ospedali e medici di base. Interviste mirate e in profondità, dalle quali non emergono dati statistici, ma il racconto di famiglie (36 con figlio disabile e 41 con anziano non autosufficiente), che di fronte al grande bisogno di cure che ha il proprio familiare non si sono tirate indietro e chiedono, però, più sostegno. "Le famiglie hanno la percezione di non essere ascoltate dai servizi pubblici - afferma Francesco Belletti, direttore del CISF -. Penso dipenda dal linguaggio che usano gli operatori e dalla loro volontà o meno di coinvolgerle effettivamente. Sono famiglie che vogliono una collaborazione con i servizi: se l’anziano è malato desiderano capire di che si tratta e come possono curarlo, non delegano".
Quando una famiglia scopre che un figlio è disabile oppure quando il nonno non è più in grado di badare a se stesso, inizia un estenuante pellegrinaggio fra i vari uffici per ottenere servizi e aiuto. "Una prima richiesta essenziale delle famiglie è quella di creare la figura di un operatore che sia referente primario per la famiglia - si legge nelle conclusioni della ricerca -, che così non è più costretta a misurarsi da sola con burocrazie, organizzazioni, specialisti ecc¿". Ci sono famiglie con figli disabili che scoprono dell’esistenza di sussidi dopo anni. "Mancano spesso le informazioni - aggiunge Francesco Belletti -. I servizi sono divisi per competenze e non sempre è facile arrivare all’ufficio giusto che dia l’aiuto di cui si ha bisogno".
Una modo per superare le difficoltà è quello di unirsi ad altre famiglie che hanno lo stesso tipo di problema. "Chi si mette in rete con altri ne trae vantaggio, perché ha la possibilità di confrontarsi, di ricevere informazioni e si sente capito - sottolinea il direttore del CISF -. Purtroppo sono ancora poche".
Anche gli operatori (ne sono stati intervistati 49) sentono la mancanza di un lavoro coordinato che migliori il servizio. "Sono convinti che sia necessario migliorare le sinergie - aggiunge Francesco Belletti -. Però non ci sono procedure codificate che le realizzino e tutto è affidato alla buona volontà degli operatori".
Fonte: Redattore sociale, 26/06/2007
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