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  Si sgonfia la capacità di risparmio degli italiani
I risultati della ricerca dell’ACRI (30/10/2007)

Un pessimismo quasi rassegnato verso il futuro, un numero sempre maggiore di famiglie che dichiarano di trovarsi in una situazione di difficoltà, una riduzione del numero di persone che riescono a risparmiare. E poi anche l’appannamento del fascino del mattone, con l’investimento immobiliare in calo e la tendenza a rifugiarsi in titoli di stato, obbligazioni e libretti di risparmio. Il tutto in una cornice che vede gli italiani atteggiarsi in modo contrastante nei confronti delle istituzioni europee, con lo storico europeismo della popolazione italiana bilanciato dalla sempre più diffusa sensazione che i costi sostenuti per l’ingresso in Europa, per l’avvento della moneta unica e per l’allargamento dell’Unione siano eccessivi, per quanto indispensabili. Sono questi i principali risultati dell’annuale ricerca realizzata dall’Associazione di fondazioni e di Casse di RIsparmio spa (ACRI) in collaborazione con IPSOS e presentata a Roma dal presidente dell’ACRI Giuseppe Guzzetti e dal presidente IPSOS Ferdinando Pagnoncelli in occasione della giornata mondiale del risparmio numero 83 che si celebra mercoledì 31 ottobre e che si incentra sul tema "Cinquant’anni di Europa unita: regole e vantaggi per i risparmiatori".

Il quadro che risulta dalla ricerca segnala lo sgonfiarsi di quella "debole svolta ottimista" che era stata registrata dodici mesi fa, e se da un lato la maggioranza degli italiani è comunque soddisfatta della propria situazione economica (sono il 51%), si registra però un peggioramento del tenore di vita negli ultimi tre anni (aumentano del 4% in un anno le famiglie che faticano a mantenerlo stabile: sono il 46%) e un calo del numero di persone che risultano ottimiste su un miglioramento futuro. Particolarmente critica, in particolare, la percezione delle prospettive future dell’economia italiana (vista negativamente dal 52% degli intervistati).

L’incertezza e le difficoltà economiche si riverberano anche sull’atteggiamento riguardo al risparmio: si riduce infatti sempre più la quota di coloro che riescono a risparmiare (sono il 33%, quattro punti percentuali in meno rispetto all’anno scorso) e nel contempo cresce il numero di quelli che non riescono a "vivere tranquilli se non mettono da parte qualche cosa" (sono il 43%, erano il 26% nel 2001). Il pessimismo di fondo appare rafforzato dalle nubi che sembrano apparire sull’orizzonte economico internazionale: agli intervistati il nostro Paese non pare attrezzato a fare fronte a questa emergenza, mentre qualche speranza rimane riguardo all’Europa, pur se rispetto ad essa le aspettative sono meno elevate che nel passato (gli europeisti sono il 60% contro il 67% di un anno fa). Molto ha pesato l’avvento dell’euro, causa di grande disagio per tre italiani su quattro, che se ne dichiarano insoddisfatti in modo particolare per la percepita perdita di valore dei propri risparmi, anche se in un ottica futura l’ingresso nella moneta unica è considerato un vantaggio per il paese. Fra gli intervistati (un campione di circa 1000 persone, omogeneo a quello degli anni passati, ascoltati per telefono fra la fine di settembre e l’inizio del mese di ottobre), è da segnalare anche una bassissima fiducia nel sistema di leggi, regole e controlli a tutela del risparmio: per il 69% le norme non sono efficaci e solo il 31% le ritiene valide, con una tendenza al peggioramento perché il pessimismo sul futuro prevale anche in questo campo, con il 52% del campione che prevede ancora minori tutele per il risparmiatore nei prossimi cinque anni.

"Sta aumentando nel Paese il numero di coloro che fanno fatica - ha affermato Fernando Pagnoncelli, presidente IPSOS - ma la cosa che più preoccupa è la mancanza di ottimismo verso il futuro: veniamo da 15 anni in cui si sono alternate grandi aspettative e profonde delusioni, l’ultima delle quali è stato l’ingresso nell’euro. Dalla disillusione successiva alla moneta unica, mancano nel Paese grandi progettualità e linee guida capaci davvero di dare una scossa". "Le difficoltà ci sono - gli ha fatto eco il presidente ACRI Giuseppe Guzzetti - ma ci sono anche i successi: l’economia reale cresce e il debito pubblico rispetto al PIL diminuisce. Al pessimismo che sembra prevalere va dunque opposta la tenacia dell’impegno di tutti; e la comune consapevolezza che l’Europa e l’euro sono la strada giusta per il futuro che mi lascia ben sperare nella razionalità e lungimiranza degli italiani".

Fonte: Redattore sociale, 30/10/2007



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