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  Toscana, l’assistenza passa attraverso la Fondazione partecipata
Presentate le linee guida del modello di struttura assistenziale per disabili (07/09/2007)

"Vorremmo che queste esperienze si moltiplicassero in Toscana. La sinergia pubblico-privato, con un ruolo fondamentale assunto dalle famiglie, secondo noi è la strada da percorrere per garantire tutela e assistenza a favore delle persone disabili. Il nostro obiettivo è superare il concetto di "dopo di noi" per affermare quello di "sempre con noi"". L’assessore alle Politiche sociali Gianni Salvadori ha presentato al Chiostro del Maglio, alla Scuola di Sanità Militare, le linee guida del modello di struttura assistenziale per disabili che la Regione ha elaborato in collaborazione con la Scuola Superiore S. Anna di Pisa. Si tratta delle Fondazioni di partecipazione, enti diffusi soprattutto in campo culturale (sebbene esistano applicazioni anche in ambito sociale) e che la Regione punta adesso a estendere al settore dell’assistenza ai disabili.

"È un’esperienza che si fonda sull’applicazione del principio di sussidiarietà orizzontale - ha aggiunto l’assessore - ovvero creata dalla gente e gestita dalla gente. Il sostegno delle istituzioni, pubbliche e private, serve soltanto a fini operativi, per garantire continuità al progetto. I veri pilastri di queste Fondazioni devono essere le famiglie dei disabili. Abbiamo poi previsto, tra gli organi, un Comitato etico di garanzia che eviti pericolose deviazioni dallo scopo ed assicuri correttezza di gestione".

Nel corso del convegno, che ha visto la partecipazione di numerose associazioni operanti nell’assistenza ai disabili, è stata presentata la bozza di Statuto. "Il sostegno della Regione all’avvio di queste esperienze - come ha spiegato Salvadori - si concretizzerà anche in un apporto finanziario. Contiamo sul nostro ruolo per coinvolgere il mondo dell’imprenditoria privata. La Regione garantirà, a coloro che condivideranno le nostre linee guida, un contributo iniziale di 10.000 euro per facilitare la nascita della Fondazione. E assumerà anche il ruolo di controllore e coordinatore delle varie iniziative".

I disabili in Toscana in termini assoluti, secondo i dati elaborati dalla Regione sulla popolazione compresa tra zero e 64 anni e relativi al 2006, sono 33.276. In termini percentuali rappresentano circa l’1,2%. Le persone con disabilità grave sono 17.386. La provincia con il maggior numero è quella di Firenze, 5794. Seguono Pisa, 5248, Lucca, 4673, Livorno, 3780 e Arezzo, 3075.

Nel 2006 la Regione ha stanziato più di 1.200.000 euro per progetti di assistenza e integrazione di persone disabili: si va dalle azioni per favorire l’inserimento lavorativo e scolastico a progetti per facilitare la fruizione di strutture turistiche, fino alla domotica e al "sempre con noi".

Le Fondazioni di partecipazione sono progetti innovativi residenziali diretti a garantire una vita indipendente. Non solo assistenza ma anche educazione e istruzione. Finora nel nostro Paese questo tipo di ente ha trovato applicazione soprattutto nel settore della gestione del patrimonio culturale e museale ma non mancano esempi anche in campo sociale. Il modello punta ad affidare un ruolo importante alle famiglie delle persone disabili nella scelta e nella gestione del percorso assistenziale. Quelle nate in questi anni in campo assistenziale infatti sono costituite da associazioni di famiglie, enti locali (Comuni e Province), Aziende sanitarie e istituti di credito.

Le Fondazioni di partecipazione, da un punto di vista giuridico, sono una sintesi tra fondazione e associazione. Della prima assumono l’elemento patrimoniale (l’esistenza di un patrimonio vincolato alla realizzazione di uno scopo immutabile nel tempo), della seconda quello personale (l’atto giuridico che da vita all’ente è un contratto plurilaterale a struttura aperta, ossia l’atto costitutivo è sottoscritto da un insieme di soggetti e nuovi possono entrare a farne parte dopo la costituzione).

La conseguenza di ciò è l’esistenza di distinte categorie di soci: i fondatori promotori (ovvero coloro che danno vita all’ente dotandolo di un patrimonio finalizzato alla realizzazione dello scopo) che sono anche quelli cui spetta, in virtù del proprio apporto, un "peso" maggiore all’interno dell’organo decisionale, i fondatori (coloro che hanno aderito in un momento successivo) e i partecipanti (che prestano lavoro volontario o versano somme di denaro più modeste).

Nel modello proposto dalla Regione, tenuto conto della rilevanza dell’interesse pubblico a cui tendono, tra i fondatori promotori deve esserci un ente pubblico territoriale (Sds o Comune). Anche associazioni di famiglie devono far parte di questa categoria di soci: per il ruolo che svolgono nell’assistenza alle persone disabili e per il ruolo guida che esercitano nei confronti dei propri appartenenti.

Fonte: Redattore sociale, 07/09/2007


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