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  Il Senato spagnolo equipara la Lingua dei segni alle altre lingue del Paese
Lo stato dovrà garantire l’uso di interpreti. Possibile anche il diritto di voto (15/10/2007)

Passo storico per la comunità dei disabili sensoriali spagnoli. Il Senato ha approvato all’unanimità la proposta di legge che equipara la Lingua dei segni, nella sua versione spagnola e catalana, alle altre lingue ufficiali della Spagna. Il "Progetto di legge sulla lingua dei segni e sui mezzi di appoggio alla comunicazione orale delle persone sorde o con disabilità uditiva" era già stato approvato a giugno dal Congresso, la Camera dei Deputati. Il riconoscimento legale prevede: l’obbligo per le istituzioni educative di fornire gli strumenti per l’apprendimento, la possibilità per le persone sorde di richiedere interpreti e mezzi di appoggio alla comunicazione orale nei servizi pubblici di base e, infine, la creazione del "Centro di normalizzazione linguistica della Lingua dei segni" per studiarla e vigilarne l’uso. Inoltre, si fa riferimento al "Centro spagnolo del sottotitolo e dell’audio-descrizione", già esistente, per potenziare l’accessibilità ai prodotti audio-visuali. Nel testo vige il principio di libertà di scelta da parte delle persone sorde.

Il principale effetto concerne l’uso degli interpreti, che lo stato dovrà garantire in diversi ambiti: educazione, formazione e impiego, salute, cultura e sport, trasporti, ma anche nelle relazioni con le amministrazioni pubbliche, nella partecipazione politica e nei mezzi di comunicazione. Con l’entrata in vigore della legge, una volta pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale (Boe), il governo dovrà occuparsi degli interpreti professionisti della lingua dei segni. Tutti i gruppi parlamentari hanno sottoscritto il progetto, ma se da un lato Matilde Valentín, segretaria degli affari sociali del PSOE, il Partito Socialista di Zapatero, ha sottolineato che la legge "ci colloca fra i paesi più avanzati nel riconoscimento dei diritti delle persone sorde", dall’altro, sul fronte del Partito Popolare, il Senatore José Luis Sanz ha sottolineato che la memoria economica delle legge è "chiaramente insufficiente" per mettere in marcia tutti gli strumenti.

La legge è stata accolta con grande entusiasmo dalle associazioni legate ai disabili sensoriali che "smettono di essere esclusi e cittadini di serie b", secondo Luis Cañón, presidente della Confederazione Statale Persone Sorde (CNSE), che aggiunge: "È una rivendicazione storica, da 70 anni lottiamo per arrivare qui". Il CNSE chiede anche un budget sufficiente in materia per il 2008.

In Spagna, secondo l’Istituto Nazionale di Statistica (INE) ci sono un milione di persone con diversi gradi di sordità o disabilità uditiva. Proprio questo è il punto, secondo Carmen Jaúdenes, direttrice della Federazione Iberica dei Genitori e Amici dei Sordi (FIAPAS): la legge colloca la Spagna in testa ai Paesi europei perché inserisce nello stessa normativa tutto il gruppo, tanto le persone sorde come quelle con disabilità uditiva. La Lingua dei segni non è universale, ogni Paese ha la propria e nel caso del multilinguismo della Spagna, esiste una pluralità parallela, con le due principali lingue dei segni: la Lse, spagnola, e la Lsc, catalana. L’autunno legislativo ha un’altra nota positiva per il mondo delle disabilità sensoriali. In questi giorni è infatti entrata in vigore la Legge organica 9/2007 che modifca la Legge elettorale generale e, tra le altre cose, garantisce il voto ai cittadini non vedenti, attraverso l’uso del braille. La modifica permette ai non vedenti di esercitare il diritto di voto senza ricorrere a un aiuto esterno, garantendone la segretezza. Si seguirà probabilmente il modello della Svezia con buste in braille. "È un primo passo molto positivo - ha detto Xavier Grau, direttore dell’Organizzazione Ciechi Spagnoli (ONCE), ma - la legge deve essere ancora regolamentata, perchè non si concretizza nulla". La formula potrebbe già applicarsi nelle prossime elezioni, a marzo del 2008.

Fonte: Redattore sociale, 15/10/2007


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