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  Disabili e gay: due volte vittime del pregiudizio
una ricerca nazionale per monitorare bisogni e difficoltà (23/10/2007)

Necessità di integrarsi in modo definitivo nella società, desiderio di conoscere nuove persone e di confrontarsi con chi condivide le stesse emozioni, avere il supporto giusto da parte della famiglia e, ancora, più sostegno da parte delle associazioni, in genere poco frequentate e "ghettizzanti". Sono i risultati della prima ricerca nazionale su disabilità e omosessualità, portata avanti da Arcigay, Centro Documentazione Handicap di Bologna, Centro Bolognese di Terapia della Famiglia, Lgd - Abili di Cuore, HandyGay Roma. Un binomio, quello analizzato dallo studio, di cui si parla poco e che sconta ancora una doppia invisibilità: la sessualità delle persone con disabilità e l’identità delle persone omosessuali.

"Quello che è risultato chiaro fin da subito - spiega Matteo Marliani, responsabile nazionale Diverse abilità di Arcigay - è la poca conoscenza dello stato di fatto della situazione, misteriosa la percezione di sé delle persone con disabilità, e misteriosa anche la percezione all’interno della comunità LGBT (Lesbiche, Gay, Bisessuali, e Transgender) delle persone con disabilità. Difficilmente, all’interno della nostra comunità, come del resto anche in quella eterosessuale, c’è una vera comprensione delle esigenze reali dell’altro. La poca comprensione è data sia dalla poco conoscenza, sia dai luoghi comuni, che spesso dipingono la persona disabile, come priva di bisogni affettivi o sessuali, ma bisognosa solo di un "compassionevole" amore".

L’analisi è stata condotta attraverso interviste approfondite a un campione di 25 persone, puntando soprattutto su quattro contesti di vita: socio-sanitario, famigliare e sociale, associativo e comunitario, affettivo/sessuale e di coppia. Un altro aspetto emerge dalla ricerca: anche di fronte a esperienze di vita drammatiche e a ostacoli quotidiani, tutti gli intervistati mostrano di aver maturato strategie per superare le difficoltà e migliorare la propria condizione. Come? Uno dei mezzi più utilizzati per uscire dalla solitudine, per conoscere persone e instaurare relazioni è l’utilizzo delle chat. Ampio è anche l’utilizzo dei mezzi di comunicazione (trasmissioni televisive, pubblicazione di articoli, partecipazione a forum telematici) per lanciare messaggi di sensibilizzazione o protesta.

Ma l’obiettivo della ricerca, oltre a fotografare la situazione attuale, è quello di mettere in campo e portare avanti progetti specifici. "Numerose persone, dopo il termine della raccolta delle interviste e fino a oggi - spiega l’autrice della ricerca Priscilla Berardi - hanno continuato a contattare il numero di telefono e l’e-mail aperti con il progetto, anche per richiedere sostegno, pratico o psicologico. È nato quindi un gruppo, "Abili di Cuore": i suoi componenti continuano a scambiarsi informazioni, idee, amicizia, sempre in collaborazione con l’équipe di ricerca e Arcigay". Per questo motivo sono state definite alcune attività future, seguendo gli spunti forniti dagli intervistati stessi: formazione di operatori delle associazioni LGBT e dei servizi pubblici dedicati sui temi della disabilità, della sessualità e dell’omosessualità; divulgazione più ampia delle conoscenze acquisite per rompere il tabù della sessualità in generale; incontri periodici di auto-mutuo-aiuto; miglioramento delle capacità delle associazioni di rispondere a bisogni e aspettative.

I risultati della ricerca verranno discussi in occasione del dibattito "Abili di Cuore", in programma il 26 ottobre a Bologna (Sala riunioni del dipartimento di Scienze dell’educazione, via Filippo Re 6, ore 15). Partecipano Luca Pietrantoni, dipartimento di Scienze dell’educazione (coordinatore del seminario), Raffaele Lelleri, supervisore dello studio, la ricercatrice Priscilla Berardi, rappresentanti del gruppo Lgd (Lesbiche e gay disabili) - Abili di Cuore, Valeria Alpi, Caporedattrice di Hp-AccaParlante, Laura Girasole, responsabile nazionale Politiche sociali di Arcigay, Massimo Matteini, direttore del centro bolognese di Terapia della famiglia, Marina Pirazzi, consulente sulle discriminazioni etniche, razziali e religiose.

Fonte: Redattore sociale, 23/10/2007
Altre fonti: La ricerca completa


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