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  La disabilità negli spot pubblicitari
Convegno a Melting Box (23/10/2007)

Formazione e riconoscimento della disabilità nelle sue diverse realtà, queste alcune delle parole ricorrenti al convegno su media e disabilità che si tenuto all’interno di Melting Box, la Fiera internazionale dei Diritti e delle Pari Opportunità per tutti. Quattro i protagonisti di questo seminario: il Consiglio Nazionale sulla Disabilità, il Comune di Milano, la Fondazione Università IULM  e la Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap (FISH). Al centro del dibattito, il tema di come i media e le nuove forme di comunicazione affrontano la disabilità. A tal fine, grazie all’Osservatorio Comunicazione e disabilità della IULM, si è potuto analizzare il livello e la qualità dell’informazione sulla disabilità, capirne i risultati e i significati veicolati ai suoi interlocutori e soprattutto i limiti e le mancanze, che ancora esistono. Prima analisi proposta, la più significativa, sulla pubblicità. "Nonostante la Convenzione delle Nazioni Unite e i passi avanti compiuti in questi anni, in Italia prevalgono ancora due modelli principali negli spot dedicati alla disabilità: quello eroico e quello pietistico", ha spiegato Vincenzo Russo, responsabile scientifico dell’Osservatorio UILM, mostrando dei video di brevi spot sul tema.

"Il modello eroico può funzionare, ma il rischio è che diventi distante dalla realtà di tutti i giorni. Dagli intervistati è emersa una richiesta di normalità, di non ghettizzazione". In altri Paesi si utilizzano spesso altri modelli, ha spiegato ancora, mostrando uno spot inglese sull’autismo, dove un ragazzino sbatte violentemente e più volte la testa contro un muro. "In Italia lo stile è più soft, la cultura è più assistenzial-materna. Funzionano gli spot ironici, ma sono poco usati". Che cosa fare, allora? Promuovere la formazione specifica degli operatori della comunicazione a tutti i livelli, creare un osservatorio permanente sui livelli di informazione, anche per promuovere e suggerire. Il tutto, cercando di creare una sensibilità civile di base, in modo che segnalare la qualità e il livello dell’informazione su questi temi diventi un impegno.

Al centro del dibattito la Convenzione delle Nazioni Unite e il concetto di diritto. "Niente su di noi senza di noi" è stata la linea guida del seminario, e Giampiero Griffo del Consiglio Nazionale sulla Disabilità ha sottolineato il tema dell’"inclusione", "che non è più né inserimento, né integrazione. È essere non solo parte della società, ma avere la possibilità e il diritto di decidere insieme agli altri". "Si pensa alla disabilità - ha affermato ancora Griffo - su un modello di "normalità". La diversità umana riguarda tutti, perché nessuno è uguale all’altro. La natura vive di diversità: è una ricchezza, che ognuno può esprimere all’interno di una comunità".

Presente all’incontro il ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni, che ha sottolineato l’impegno della televisione pubblica in questo settore: "Abbiamo un contratto di servizio che supera alcuni ritardi - ha dichiarato. È molto impegnativo per la Rai, sia per quanto riguarda le promesse concrete, che riguardano decisioni da adottare nei confronti di persone con disabilità, e sia dal punto di vista della premessa più generale, l’inserimento dell’agenda dei propri programmi di tematiche sociali. La Rai non vive questo solo come un vincolo, un aggravio si costi economici, ma soprattutto come un’opportunità del proprio essere servizio pubblico. Non è mai successo che i buoni comportamenti del servizio pubblico restassero isolati: la buona televisione ha sempre fatto scuola".

Fonte: Redattore sociale, 23/10/2007


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