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  L’Italia è ancora lontana da una cultura dell’accessibilità
Le parole di Vincenzo Langella della UILDM di Torino (29/01/2008)

Il nostro Paese è ancora lontano da una cultura dell’accessibilità, e questo è evidente nel quotidiano. Per le persone con disabilità è ancora difficile compiere gesti ordinari, quali passare una serata fra amici in un pub o prenotare una vacanza, trovando alberghi con servizi senza barriere. "Esistono molte leggi - spiega Vincenzo Langella, vice presidente della sezione di Torino dell’Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare (UILDM) - ma c’è poca cultura. I gestori dei locali spesso preferiscono pagare la multa prevista per non rendere un locale accessibile, che non metterlo in regola. La Legge n. 104 del 5 febbraio 1992, all’articolo 26 dice che chi è gestore di servizio pubblico come un locale, una pizzeria o un pub, deve eliminare completamente le barriere architettoniche. Purtroppo anche nei locali ristrutturati di recente, ci si ritrova con il "maledetto" scalino o con il bagno non accessibile. La sfida della guida è mostrare che, anche se non completamente accessibili, esistono a Torino dei locali fruibili dalle persone con disabilità".

Non dissimile il discorso per gli alberghi: "La scommessa è che nelle prossime pubblicazioni generali, come la "Guida Michelin" - commenta ancora Langella - l’accessibilità possa essere considerata non in un’edizione a parte, ma inserita nel volume, e questo proprio per portare avanti un discorso di cultura".

Paradossalmente in Italia, nella categoria degli alberghi, non esistono ancora indicazioni in merito ai servizi per le persone con disabilità, quando invece vengono fornite indicazioni su quasi tutto il resto. La maggiore associazione di categoria, Federalberghi, pubblica una guida molto ampia degli hotel e ostelli, classificati in base ai servizi messi a disposizione: campi da golf, piscine, massaggi, cucina prevista per i celiaci, se l’ingresso è consentito o meno ai cani, ecc. Nessun accenno, invece, né loghi, riguardo all’accessibilità. E questo dimostra, ancora una volta, quanto in Italia si sia ancora distanti da una cultura dell’accessibilità (mentre alcuni Paesi sono decisamente avanti a noi).

"Una persona con disabilità che voglia prenotare un viaggio - racconta ancora Vincenzo Langella - e abbia spiegato le questioni di accessibilità all’agenzia, può ritrovarsi invece con strutture non adatte, quindi scalini, niente rampe, ecc. Negli alberghi più piccoli, soprattutto, non è molto conosciuto il problema dell’accessibilità, quindi sono tante le difficoltà che può avere in concreto una persona in carrozzina, ad usufruire delle strutture".

"La guida "Movida Accessibile" vuole proprio sottolineare la presa di coscienza e di visione di un problema, quello delle barriere architettoniche, che deve emergere. Inoltre, il denaro delle persone con disabilità è uguale a quello degli altri, e questo aspetto, del consumismo, non è da sottovalutare".

"I commercianti devono iniziare a vedere le persone con disabilità come soggetti commerciali, che comprano, spendono, hanno il diritto a consumare. E poi le differenze di trattamento: i taxisti della città di Torino chiedono ogni volta che la rampa per caricare la carrozzina gliela paghi la città, ma allora questa persona non è un cliente come gli altri?"

Fonte: Redattore sociale, 29/01/2008


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