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  In Emilia Romagna Piano per l’integrazione delle politiche sui servizi salute mentale
Nuova proposta di Piano attuativo 2008-2010 (31/10/2007)

Parola d’ordine: integrazione dei servizi che riguardano le politiche per la salute mentale. È questa la chiave contenuta nella nuova proposta di Piano attuativo 2008-2010 che la Regione Emilia Romagna avanza in tema di psichiatria, neuropsichiatria infantile e dipendenze patologiche all’interno della seconda Conferenza regionale sulla salute mentale che si è conclusa a Bologna. La riorganizzazione dei servizi socio sanitari in una logica di rete e lo sviluppo di un sistema assistenziale che veda la partecipazione di enti locali, associazioni di volontariato, cooperative sociali, imprenditoria, scuola e famiglie, sono infatti le linee guida per il prossimo triennio. La proposta di Piano 2008-2010 è stata elaborata a partire dalle indicazioni contenute nel Piano sociale e sanitario che la Giunta dell’Emilia Romagna ha già adottato dopo un confronto con le parti in causa e che ora è all’esame dell’Assemblea legislativa.

Il sistema di cura e di assistenza proposto dal Piano attuativo regionale vede il Dipartimento di salute mentale e dipendenze patologiche di ogni Azienda USL nel ruolo di coordinatore sia per i servizi rivolti agli adulti sia per quelli rivolti all’infanzia e all’adolescenza. E l’obiettivo è quello di fornire risposte non solo ai disturbi gravi (nella direzione di favorire il più possibile l’autonomia delle persone e l’inserimento sociale), ma anche rispetto a forme minori di disagio come possono essere la depressione, l’anoressia o la bulimia. Ben vengano quindi esperienze come la sperimentazione del reparto Antares all’interno dell’ospedale psichiatrico giudiziario di Reggio Emilia, l’istituzione di una residenza sanitaria a Forlì che accolga pazienti ancora sottoposti a misure cautelari in un contesto extra carcerario e orientato in senso terapeutico e riabilitativo, oppure il tavolo regionale sui disturbi del comportamento alimentare.

A far da contorno al sistema ci sono poi reparti ospedalieri, gestione dell’emergenza, servizi sociali e socio-sanitari, centri di salute mentale, centri diurni, Sert, unità operative di psicologia, appartamenti protetti, comunità alloggio, assistenza domiciliare, integrazione scolastica, inserimento lavorativo, équipe multi-professionali, procedure standardizzate e processi clinico assistenziali comuni da una parte e dall’altra personalizzazione delle cure, accreditamento delle strutture, formazione universitaria, gruppi di auto mutuo aiuto, sussidi, trasporti e altri benefici. Ma, stando a quanto contenuto nel Piano attuativo 2008-2010, tutto deve essere collegato, tutto deve essere in sinergia con le AUSL, le Province, i Comuni, le convenzioni con il privato sociale e il mondo del volontariato. Alla Conferenza hanno partecipato, tra gli altri, il responsabile del Servizio di salute mentale della Regione Emilia-Romagna Angelo Fioritti, l’assessore regionale alle Politiche per la salute Giovanni Bissoni, il presidente della Conferenza territoriale sociale e sanitaria di Bologna Giuliano Barigazzi, il consigliere del Ministero della Salute Marco D’Alema, medici, docenti e rappresentanti del Terzo settore.

Fonte: Redattore sociale, 31/10/2007



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