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Le prime esperienze di salvaguardia del patrimonio geologico in epoca moderna sono andate di pari passo con l’avanzare delle conoscenze scientifiche sull’argomento. Nella prima metà dell’Ottocento la municipalità di Edimburgo decise di tutelare le pareti rocciose striate di Blackford che erano state allora indicate come la prova dell’antica presenza dei ghiacciai in Scozia. Per la prima volta un luogo era stato riconosciuto come frammento della "memoria" della Terra e si intese difenderlo per garantire in futuro le stesse possibilità di osservazione.
In tempi più recenti si è diffusa la consapevolezza che la salvaguardia del patrimonio geologico è necessaria per poter continuare in futuro a riconoscere le tappe evolutive della storia del nostro pianeta "scritte nelle sue profondità e sulla sua superficie, nelle rocce e nel paesaggio" (dalla Dichiarazione Internazionale della Memoria della Terra, 1991).
Questo patrimonio però viene tuttora troppo spesso percepito come monumento della natura, singolarità geologica mentre la condivisione della sua conoscenza e la sua fruizione possono trasformarlo in risorsa scientifica ed economica: un formidabile laboratorio di educazione ambientale, un nuovo ed attraente circuito turistico.
La consapevolezza del valore della memoria della Terra non basta a garantire la salvaguardia del patrimonio geologico: per questo motivo la Provincia di Torino nel 2000 ha avviato, in collaborazione con Enti di ricerca, un progetto di studio e valorizzazione di beni geologico-geomorfologici presenti nel proprio territorio.
L’attenzione è stata posta su due significativi settori del territorio provinciale (le vallate alpine sede dei Giochi Olimpici invernali 2006 e l’Anfiteatro Morenico di Ivrea) dove l’applicazione di metodologie scientifiche ha consentito di individuare geositi di particolare interesse e di sperimentare percorsi di fruizione turistica compatibile.
Il progetto si è concretizzato nella realizzazione di:
Ultimo aggiornamento: 12/12/2011