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Il passaggio da un´urbanistica di tipo prevalentemente qualitativo, settecentesca e ottocentesca, a quella prevalentemente quantitativa e fondata sulla zonizzazione attuatasi a partire dalla Legge 1150 del 1942 fino alla LUR n° 56 del 1977 e s.m.i., non è stato tale da ovviare da solo alle conseguenze paesistiche analizzate al precedente paragrafo, in quanto non ha affrontato in maniera esaustiva il problema della qualità edilizia ed urbanistica degli ampliamenti o dei nuovi insediamenti. L´inserimento paesistico nel contesto esistente si è verificato in pochi casi grazie alla particolare sensibilità degli enti o dei singoli progettisti. E´ peraltro evidente che la sensibilità al contesto paesistico di riferimento nulla può quando le scelte localizzative sono date a priori solo su parametri economici.
A carattere puramente esemplificativo tratteremo di seguito alcuni casi di inserimento urbanistico, passati e presenti,tramite i quali è possibile evidenziare questo concetto.
Gli ampliamenti urbanistici settecenteschi furono tutti incentrati allo sviluppo di un sistema bipolare insediativo, tendente a mettere in relazione i possedimenti demaniali della Corona con la città; tali ampliamenti vengono tutti realizzati come punti focali (a vista panoramica, o radenti a vista bloccata), su uno schema ad assi radiali aventi tutti come fulcro virtuale comune il Castello e i Giardini Reali; due di essi, il Castello di Rivoli e la Basilica di Superga sono in reciproco contatto visuale di vista panoramica, allineati sull´asse dell´attuale corso Francia. Gli ampliamenti della città successivi verranno ad allocarsi su queste nuove direttrici di espansione, a partire dalla stazione Porta Nuova (1800) fino a quella del Lingotto (1915) in via Nizza (asse parallelo alla direttrice per Stupinigi) e hanno come caratteristica comune la continua ricerca dell´unitarietà urbanistico- tipologica- stilistica con il tessuto urbano circostante. Sicuramente diverso è stato l´approccio urbanistico quantitativo novecentesco: gli stessi assi di corso Francia e di via Sacchi, lungo i quali si è progressivamente attestata la conurbazione torinese, non rispecchiano più quei caratteri di unitarietà presenti fino al secolo precedente.
Addirittura la recente costruzione dell´ospedale di Rivoli, chiaro esempio di fuori scala urbanistico, viene a porsi in diretto contatto dialettico con la collina sulla quale è ubicato l´omonimo Castello, costituiendo a tutti gli effetti un terzo punto focale che si pone in relazione con gli altri due senza esserne allineato e senza avere quei caratteri di unitarietà rispettati precedentemente.
La mancanza di regole qualitative di unitarietà urbanistico - tipologica - stilistica ha portato e porta ininterrottamente alla creazione di nuove tipologie paesistiche, in genere di pessima qualità, dovute alla "non integrazione" né con le regole della città né con quelle del paesaggio circostante spesso agricolo. Il risultato è quello della creazione di grandi estensioni urbanizzate periferiche con risultati percettivo - visuali spesso sconfortanti.
Ultimo aggiornamento: 15/02/2011