ESPULSIONE
EFFETTI DELL’ ESPULSIONE


A seguito del provvedimento di espulsione, lo straniero è rinviato allo stato di appartenenza, ovvero a quello di provenienza (art. 13, comma 12, D.Lgs. 286/98), salvo che in tali paesi possa essere oggetto di persecuzione.
L’ espulsione comporta di regola il divieto di rientrare in Italia per un periodo di 5 anni, riducibili a tre da parte dell'autorità giudiziaria (Tribunale ordinario o T.A.R., secondo i casi) a seguito di
ricorso avverso il decreto con cui viene disposta. Prima di tale termine, lo straniero espulso non può rientrare nel territorio dello Stato senza una speciale autorizzazione del Ministro dell'Interno (art. 13, comma 13 T.U.). In caso di trasgressione al divieto di rientro è punito con l'arresto da 2 a 6 mesi (art. 13, comma 13) ed è nuovamente espulso con accompagnamento immediato alla frontiera. L’autorizzazione al rientro deve essere richiesta al Ministro dell’Interno per il tramite del consolato o dell’ambasciata italiana del Paese estero. Ai fini del rilascio dell’autorizzazione viene chiesto dal Ministero dell’Interno un parere alla Prefettura – oggi Ufficio Territoriale del Governo – che ha adottato il provvedimento (o meglio alla Questura del luogo).
La definizione di un limite temporale all’operatività del divieto di rientro in territorio italiano, conseguente al decreto di espulsione, costituisce una novità introdotta dalla legge 40/98 (e poi del D.Lgs. 286/98). In precedenza infatti, secondo quanto stabilito dall’art. 151 Tulps, lo straniero espulso poteva rientrare in Italia solo a seguito della speciale autorizzazione del ministro, e ciò senza alcun limite temporale. In proposito, la circolare n. 11/98 del Ministero dell’interno ha precisato che le nuove disposizioni si applicano anche alle espulsioni adottate prima dell’entrata in vigore della legge 40/98. Di conseguenza, se uno straniero è stato espulso secondo le norme anteriormente vigenti ed ha già trascorso più di 5 anni fuori dell’Italia, potrà farvi rientro (fatta salva la necessità di ottenere gli specifici visti) senza dover richiedere alcuna speciale autorizzazione al Ministro. Infine, è rilevante segnalare che lo straniero nei cui confronti sia stata eseguita un'espulsione, qualora sia sottoposto a procedimento penale, può essere autorizzato dal Questore a rientrare in Italia per il tempo strettamente necessario per l' esercizio del diritto di difesa (art.15). Tale possibilità è conseguente alla documentata richiesta avanzata al Questore dall'imputato, tramite rappresentanza diplomatica o consolare, o dal difensore. L'autorizzazione può essere concessa al solo fine di partecipare al giudizio o ad atti processuali per i quali è necessaria la presenza dell'imputato (ricognizioni, confronti, interrogatori).
Si noti infine che, in base a quanto previsto dall’art. 96 della Convenzione di Schengen del 1990, i dati relativi agli stranieri espulsi dal territorio italiano vengono inseriti nell’archivio del
SIS (Sistema d’informazione Schengen), in quanto segnalati ai fini della non ammissione nel territorio di qualunque Paese aderente alla Convenzione. L’elenco degli stranieri segnalati a norma dell’art. 96 deve essere consultato dalle autorità competenti per il rilascio delle autorizzazioni all’ingresso o al soggiorno nei Paesi aderenti alla Convenzione, prima di rilasciare le rispettive autorizzazioni. Di regola, la segnalazione comporta l’obbligo, per il Paese che effettua la consultazione, di non rilasciare il visto d’ingresso o il permesso di soggiorno allo straniero segnalato.
18/04/02
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