Media e Comunità Immigrate nella Provincia di Torino
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PROGETTO IMMIGRAZIONE E MEDIA IN PROVINCIA DI TORINO
luglio 2005 – Febbraio 2006

RAPPORTO FINALE



 1.INTRODUZIONE
Uno dei principali banchi di prova per il processo di integrazione tra le culture è costituito dal sistema dei mass media e dal modo in cui questi ultimi trattano le notizie relative ai diversi gruppi etnici. Da più parti si riconosce la necessità di garantire una rappresentazione degli immigrati nei media che eviti ogni forma di discriminazione e che promuova l’accesso delle minoranze etniche ai sistemi di informazione.
     Il presente progetto si è prefissato di promuovere una riflessione critica rispetto alle modalità con le quali ci si riferisce alla popolazione straniera attraverso i mezzi di comunicazione, allo scopo di  individuare nuove modalità che permettano di evitare distorsioni che possano produrre ed accentuare il radicarsi di stereotipi e pregiudizi.
     Il Centro Mamre e Piemondo hanno deciso di collaborare per realizzare questo progetto nella convinzione che una miglior fruizione dell’informazione possa contribuire a migliorare la convivenza e le relazioni tra società di accoglienza e le comunità di immigrati.
     Quanti operano nel campo dei media si confrontano con una società sempre più multiculturale e globale, per questo appare sempre più opportuno sviluppare forme di consapevolezza rispetto all’impatto dei media, affinché promuovano la conoscenza e il rispetto dei diversi punti di vista,  retroterra culturali , sociali e religiosi diversi dai propri.
      Il progetto è consistito nel "Monitoraggio della Stampa Locale": un monitoraggio quantitativo e qualitativo del contenuto delle notizie riguardanti al tema dell’immigrazione pubblicate dai giornali locali e dai giornali nazionali con edizioni locali; cui si è affiancato un lavoro  di approfondimento relativo alle  principali comunità di immigrati a Torino e provincia per capire il loro rapporto con l’informazione.
 2. MONITORAGGIO STAMPA
Il monitoraggio media e Comunità (11 testate monitorate per 6 mesi, da luglio a dicembre 2005) su come è presentata complessivamente l’immagine dell’immigrato, è un modo di fotografare in un dato territorio (provincia di Torino) in un dato momento (ultimo semestre del 2005) la rappresentazione di una data categoria di persone (in questo caso gli immigrati provenienti da paesi extra unione europea) presentata dalla stampa scritta locale.
Tra la stampa e l’immaginario collettivo esiste una relazione circolare, che può essere viziosa o virtuosa a seconda delle situazioni e delle valutazioni: la stampa è una specie di specchio in cui si riflette l’opinione o il punto di vista della maggioranza su certi temi e su certe categorie di idee e di persone. D’altra parte la stampa stessa e i media in genere (forse, oggi, molto più la TV degli altri tipi di media) contribuiscono fortemente a costruire e modellare quella opinione o punto di vista.
C’è addirittura chi afferma che: "I mezzi di comunicazione di massa sono parte attiva della società e possono ricoprire, in alcune occasioni, la funzione di agenzia educativa. La loro incidenza, già consistente, si è andata amplificando con l'avvento dei "nuovi media", molto utilizzati dai giovani: Internet con i siti Web, i newsgroup e le chat, i cellulari con l'accesso alle informazioni, lo scambio di dati e di immagini; le tv satellitari. E' pertanto importante conoscere i modi di operare che adottano, i processi che li governano, i valori che veicolano."
Prendere questa fotografia in questo dato luogo e momento serve a capire quali siano le idee diffuse sul tema prescelto, quali si stiano rafforzando e come.
Ogni stato democratico ha ufficialmente un progetto ideale di società in cui tutti hanno il minimo garantito di opportunità nel campo sociale, culturale, economico, lavorativo, abitativo e sanitario, senza nessuna discriminazione basata su sesso, colore, origini, religione, capacità fisiche e mentali, sulle tendenze sessuali o sulle opinioni.
Se nei media emerge un’immagine negativa di una categoria minoritaria di persone questo può essere il segno di una diffusione nella società di idee ostili a quella categoria, oppure una scelta della stampa, dovuta a vari motivi, di mettere a fuoco solo un aspetto relativo a quella fascia di popolazione, facendolo coincidere con la categoria stessa. In entrambi i casi, che come abbiamo detto si alimentano vicendevolmente, l’immagine negativa rappresentata e veicolata dai media è sintomo di un malessere sociale che può portare a scontri e al deteriorarsi della qualità di vita di tutti: maggioranza e minoranze.
Proprio per questo è utile monitorare per comprendere ed eventualmente cercare le soluzioni più giuste e più adatte non al sintomo, ma alla malattia che sta dietro al sintomo stesso.
Un monitoraggio della stampa non è una novità: Università, Centri di Ricerca ed esperti ne fanno in continuazione e per vari motivi. Sulla tematica immigrazione vari studi sono stati effettuati in Italia. Ultimo, cronologicamente, è quello organizzato dall’ONG Cospe a Bologna.
Perché fare un altro monitoraggio, allora?
Perché la stampa come la società non è un dato stabile nel tempo e nello spazio e quindi per essere studiata deve essere seguita di continuo, in vari momenti e luoghi, comparando le osservazioni rilevate per stabilire cambiamenti, continuità, fenomeni ciclici e correlazioni tra vari fenomeni ed elementi.
Inoltre questo è, a nostra conoscenza, per l’Italia, il primo esperimento di monitoraggio sulla stampa locale (su scala provinciale e non regionale), ed è sicuramente il primo monitoraggio sulla stampa della provincia di Torino.
Pensiamo quindi che questa ricerca, effettuata in provincia di Torino nell’ultimo semestre della prima metà del primo decennio del ventunesimo secolo, possa essere uno strumento, certo uno tra tanti, ma non meno utile, a disposizione di chi vorrebbe aprire il dialogo sul trattamento dell’immagine delle minoranze nella stampa e creare un dibattito utile a migliorare i rapporti tra i gruppi culturali presenti in Provincia di Torino, gestire meglio scontri e conflitti e promuovere così una migliore qualità di vita per tutti.
 
 2. 1 Metodologia

Considerando che in Italia la cronaca locale è seguita ampiamente dai lettori di periodici il monitoraggio, come indicato prima, prende in considerazione gli articoli apparsi sulle pagine locali di tre quotidiani nazionali (La Repubblica, Il Giornale e La Stampa), un quotidiano nazionale di distribuzione gratuita (Leggo), un bisettimanale (Il Corriere di Chieri) e sei settimanali pubblicati nella provincia di Torino (L’Eco Del Chisone, La Sentinella del Canavese, La Nuova Periferia, La Luna Nuova, La Nuova Valsusa e Il Corriere di Moncalieri).

La ricerca studia gli elementi quantitativi, ma indaga soprattutto gli aspetti qualitativi degli articoli. Per la rilevazione, dopo aver esaminato altri monitoraggi fatti in Italia e all’estero seguendo la content analysis, è stata creata una scheda che tenesse conto della diversità delle testate analizzate e contemporaneamente conservasse, per quanto possibile, elementi che permettessero confronti con altre rilevazioni.
La scheda prende spunto da quelle utilizzate in quattro ricerche precedenti:

  1. Il monitoraggio "Immigrazione nei media – Asvo 2004" , per lo schema generale;

  2. La ricerca di Grossi sulla copertura giornalistica degli immigrati per quanto riguarda l’immagine dell’immigrato;

  3. Il Global Media Monitoring Project, per i temi trattati;

  4. Le ricerche del Centro de Estudios y Documentación sobre Racismo y Xenofobia , per la parte delle fonti.


Prendendo come unità d’analisi gli articoli riguardanti agli stranieri non appartenenti alla Unione Europea, la scheda si interroga su sette grandi aspetti del servizio informativo rilevato: autore, dati tecnici, collocazione, fonti, argomenti trattati, immagine presentata e coerenza fra i diversi elementi dell’articolo.

Nella prima parte si è rilevato "chi" scrive sugli immigrati, poiché molte ricerche sul rapporto ‘stranieri e media’ hanno sottolineato il fatto che l’origine degli autori può determinare gli atteggiamenti o la presentazione stessa degli articoli.

Per quanto riguarda i dati tecnici e la collocazione tematica degli articoli, la ricerca intende verificare un aspetto precedentemente emerso in altri studi: spesso sono le logiche di produzione dell’informazione e le esigenze redazionali, più che la rilevanza rispetto all’ ‘interesse pubblico", ad avere la meglio rispetto alla scelta delle notizie da pubblicare.

Un’ultima nota sulla metodologia, last but not least: la rilevazione, è stata realizzata da stranieri di quattro nazionalità (Algeria, Camerun, Colombia e Romania), il che probabilmente introduce elementi di prospettiva diversi da quelli delle ricerche precedenti.
 
 2. 2 La ricerca in cifre
Si sono monitorati 11 testate per 6 mesi. Le testate sono:

  • 3 quotidiani a diffusione nazionale (la pagina locale soltanto): La stampa, La Repubblica e Il Giornale;

  • Un quotidiano nazionale a distribuzione gratuita: Leggo;

  • 7 settimanali locali: L’Eco Del Chisone, La Sentinella del Canavese, La nuova Periferia, La Luna Nuova, La nuova Valsusa, Il Corriere di Chieri e Il Corriere di Moncalieri.


Alcuni problemi tecnici, inerenti all’organizzazione del lavoro nel gruppo di rilevatori non ha permesso di proseguire il monitoraggio di Leggo per tutti i sei mesi. Quindi si è fermato a soltanto i primi tre mesi.
Gli articoli monitorati durante questi mesi su Leggo sono contabilizzati nella statistica generale ma non vengono presi in considerazione quando si parla di quotidiani nazionali.
La cifra totale rilevata è di 1759 pezzi giornalistici di varie tipologie:
  • 1039 sulle testate nazionali (Stampa, Repubblica, giornale),

  • 655 sui settimanali locali e 65 sul quotidiano gratuito Leggo (per i tre mesi da luglio a settembre).




 
Tra i quotidiani, è Il Giornale del Piemonte che ha prodotto più articoli legati al tema immigrazione: 406 pezzi in tutto. Cioè ben il 36 % del totale dei quotidiani e il 23% del totale generale (leggermente davanti a La Stampa con 373 e molto prima di La Repubblica con 260 rilevamenti).
Tra i settimanali il più "produttivo" è stato Il Corriere di Chieri con 135 pezzi, cioè il 21% dei rilevamenti dei settimanali e il 12% dei rilevamenti totali. Un numero nettamente più alto rispetto alle altre testate locali, e comunque molto elevato rispetto alle testate nazionali essendo Il Corriere di Chieri un giornale che ha pubblicato 42 numeri in questi 6 mesi. 135 rilevamenti sul Corriere di Chieri equivale ad una media di 3 rilevamenti a numero.
Leggo, nel breve periodo in cui è stato monitorato è stato altrettanto produttivo: 3 rilevamenti a numero, anch’esso; mentre la media de Il Giornale, terzo in classifica, è di soli 2 rilevamenti per numero.


 a. La firma.
Gli articoli rilevati sono in maggioranza firmati.
Il numero di articoli firmati (con nome e cognome o almeno con iniziali) è di 945 (54% sul totale), mentre i restanti 814 sono quelli che non riportano nessuna firma.
Sono i settimanali locali che hanno pubblicato più articoli firmati (59%) mentre nei quotidiani sono soltanto il 49% gli articoli recanti firma.

In genere i pezzi sono firmati da giornalisti o pubblicisti della testata: 885 (cioè 50% del totale dei rilevamenti e ben il 94% se si considerano soltanto i 945 pezzi firmati)
Il numero di notizie riprese direttamente da lanci di agenzie è molto basso. In effetti sono solo 36 (2%)sul totale. Ma questa percentuale si abbassa ulteriormente se si considerano i risultati senza il quotidiano gratuito Leggo che ha pubblicato nei soli tre mesi monitorati 19 articoli firmati da qualche agenzia.
Si osserva quindi che sono stati ripresi 17 lanci d’agenzia sui quotidiani nazionali e 0 sui settimanali.
Questo dato conferma il fatto che, anche nell’era del giornalismo"deskizzato" (cioè da scrivania, dove le redazioni sono diventate soprattutto dei "gate" dove si scelgono le notizie già confezionate da far rimbalzare e dove c’è sempre meno bisogno di andare sul campo) le redazioni locali (anche quelle dei giornali nazionali) restano in contatto con reti di fonti legate al territorio di riferimento.
Considerando altri tipi d’interventi: articolisti esterni (esperti, consulenti, opinionisti…) e altri (lettere al giornale e vari), sono molto rari (sotto i 2%). In 805 rilevamenti (46%) non è identificabile l’autore o l’origine del pezzo.
Si è scelto in questo monitoraggio di osservare l’eventuale presenza di notizie prodotte da autori di origine immigrata. Premesso che il monitoraggio "a distanza" delle testate non è il miglior modo di capire la componente delle redazioni e che sarebbe stata necessaria un’inchiesta sul campo, noi ci siamo accontentati di guardare il nome firmatario di ogni pezzo rilevato e di giudicare se l’autore sembra essere un immigrato o meno. Diciamo "sembra" perché non è una certezza per vari motivi:
  1. un nome e cognome italiano potrebbe essere uno pseudonimo,

  2. un nome o un cognome può sembrare italiano ma non esserlo,

  3. un nome che sembra "straniero" può invece essere di una persona italiana.

Osservando i 945 articoli firmati si nota che quasi tutti i nomi riconoscibili, 882 (93%) dei 945, sembrano nomi Italiani. Soltanto due rilevamenti (0,21% dei 945 pezzi firmati) portano una firma che sembra "non italiana".
Questo caso, sull’insieme di giornali monitorati, sembra essere l’unica esperienza di coinvolgimento di uno/a cittadino/a immigrato/a in una redazione locale.
A onor del vero, questo nome (rilevato sul quotidiano nazionale La Stampa) ha firmato più pezzi giornalistici per questa testata nello stesso periodo, soltanto che i pezzi non rilevati erano scritti in romeno, lingua che il rilevatore non conosce.

A partire dall’osservazione dei nomi che firmano i "pezzi" è possibile distinguere due tipi di profili prevalenti: il giornalista specializzato sulle tematiche sociali (a volte proprio specializzato sul tema immigrazione) e il giornalista della cronaca nera.
 b. Dati tecnici.

Il pezzo "tipo" in cui si parla di immigrati, stando a questo monitoraggio, è un articolo redazionale (1050 rilevamenti ovvero 60%dei rilevamenti) di 50 a 150 linee (636 – 34%), è impaginato in taglio medio (523 – 30%) spessissimo nella pagina di cronaca (1124 – 64%). È molto spesso corredato da fotografie (849 – 48%) più raramente da note correlate o da grafici o tabelle.
È interessante anche osservare il numero di "brevi" o "box" (4-5 linee) che è di 603 (34%).
Le altre tipologie di pezzi giornalistici (intervista, inchiesta, editoriale…) sono rarissime (sotto il 3%) oppure completamente assenti come è il caso delle lettere al giornale.
 
 c. Collocazione tematica.
Lavorando sulla stampa locale è difficile stabilire con certezza la collocazione tematica di un pezzo, in quanto nella maggior parte dei giornali locali non esistono pagine specializzate per tema (cronaca, politica, economia, società…) In genere esiste una pagina detta di "Cronaca cittadina" per ogni cittadina presente sull’area di copertura (es. Cronaca di Nichelino) e su questa pagina o due tre pagine dedicate alla cittadina sono collocati tutti gli eventi politici, sociali, culturali e di cronaca che la riguardano.
Questo dato di partenza spiega perché una larga maggioranza degli articoli è stata segnata dai rilevatori come collocata nella pagina della Cronaca (1124, pari al 64%) e soltanto il 13% (229) collocati in Cronaca nera. Mentre più avanti vedremo (cfr. sottocapitolo e). Argomenti e temi) che questo dato non corrisponde al numero di articoli che hanno come tema centrale "criminalità e violenza", e che sarebbero stati, in un giornale articolato per aree tematiche e non per zone, collocati nella pagina di cronaca nera.


 
 d. Fonti.
Per quanto riguarda le fonti, ci sono vari elementi da tenere in conto per leggere adeguatamente le cifre riportate.

  1. un articolo può citare o non citare le sue fonti;

  2. un articolo che le cita, può far riferimento ad una o più fonti;

  3. un articolo, anche quando cita una o più fonti, può non nominare l’origine di tutte le informazioni contenute;

  4. un articolo che cita più fonti può prendere soltanto voci concordanti e atte a rafforzare la stessa opinione e lo stesso punto di vista.


In realtà la scrittura giornalistica, fatta su uno stile narrativo, non permette di mettere sempre e comunque la fonte. Allora si citano spesso quelle principali tralasciando quelle secondarie per non "appesantire" e soprattutto non allungare troppo il pezzo. Molto spesso questa fonte non è citata direttamente ma in modo implicito e il fatto di considerare la fonte come citata o meno dipende dal metodo adottato.

Per la Cronaca nera, ad esempio, abbiamo riscontrato vari tipi di articoli: quelli che citano le forze dell’ordine in quanto Fonte (es. secondo il questore X, …), un altro gruppo è costituito da articoli in cui non si citano esattamente le dichiarazioni dei membri delle forze dell’ordine, ma si fa una descrizione molto precisa dell’intervento delle forze dell’ordine chiarendo anche quale arma, gruppo e di quale luogo (a volte anche sotto il commando di chi… es. i Carabinieri del nucleo Radiomobile di Chieri sotto il commando di…); altre volte si parla di un generico intervento dei carabinieri, polizia o vigili urbani senza nessuna precisione. Nel primo e secondo caso abbiamo considerato la fonte come citata, ma nel terzo no, perché niente lascia supporre che il racconto sia fatto su informazioni precise delle forze dell’ordine.
Comunque nell’insieme dei pezzi rilevati (1759) ben 1586 (cioè il 90%) hanno citato almeno una fonte.

 
Voci di immigrati e Rom


Fra i pezzi che citano almeno una fonte (1586), questa è nella maggior parte (1453 – 92%) italiana, mentre solo 185 (12%) di questi articoli fanno riferimento a (o anche a) fonti immigrate o Rom. Vale a dire, per ogni 10 articoli che si riferiscono all’immigrazione, uno solo dà voce a uno o più immigrati (o Rom).
In percentuale è La Valsusa che in questi mesi ha più dato voce a fonti immigrate. In effetti in 8 dei 26 articoli rilevati (31%) si è sentito il parere di immigrati o di Rom.
Mentre è Il Giornale Del Piemonte "la Lanterna Rossa" avendo dato anch’esso 8 volte eco a voci di origine non italiana ma su 321 articoli rilevati.

 
 
 
Tipologia delle fonti:

A conferma della prevalente collocazione dei pezzi nell’area della Cronaca e della Cronaca nera, la fonte più sentita in assoluto resta quella delle forze dell’ordine. Nella rilevazione, si osserva che il 51% degli articoli ricorre a questo tipo di fonti. Vale a dire, in un po’ più della metà dei casi in cui si tratta di immigrazione, gli articoli sono scritti (completamente o in parte) a partire da informazioni che provengono delle forze dell’ordine. Nelle testate nazionali (La Stampa, La Repubblica e Il Giornale), la tendenza a citare queste fonti è più alta, si arriva addirittura al 62% contro il 45% per i settimanali locali.
La testimonianza degli individui (cioè che parlano a nome proprio e non di istituzioni, associazioni o partiti) rimane abbastanza diffusa 391 (22%).
L’altra fonte più citata è l’istituzione locale (comune, servizi comunali vari, Asl…): 377 volte (21%). Coinvolgimento medio basso sia per i partiti politici (103 – 6%) che per le associazioni del sociale(106 – 6%) mentre le associazioni degli immigrati (rilevate separatamente alle altre) non superano le 47 volte (3%).
È risultato chiaro come il coinvolgimento dei partiti politici e della società civile avviene soltanto sporadicamente all’occasione di dibattiti o polemiche di stampo politico centrati sul tema immigrazione, come è stato il caso durante il mese di luglio, quando a Torino era rilevante il dibattito sul voto agli immigrati per le circoscrizioni, dove la percentuale di intervento dei partiti politici è salita al 12%.


 
 

e. Argomenti e Temi

La ricerca ha analizzato da una parte i temi (cioè qual è il tema centrale di ogni ‘pezzo’) e dall’altra gli argomenti trattati, tenendo conto che in uno stesso articolo possono essere trattati più argomenti.

Temi degli ‘articoli’:

I temi sono stati divisi in 6 gruppi: "criminalità e/o violenza", "Sociale e Giudiziale" (in cui rientrano gli articoli detti di "Cronaca bianca", quelli che trattano di Società e costume, di Notizie locali e di Cronaca cittadina: sviluppo, legislazione, diritti, religione, migrazione, famiglia, donne, minori, educazione etc.), "Politica e governo" (sia nazionale che locale), "Cultura, celebrità, arte e media" e "Altro" (raggruppandoci tutte le tematiche che non rientrano nelle prime citate: sport, scienza, salute, annunci… ).
Sul totale (1759), 731 unità (42%) avevano come tema principale quello della "criminalità e/o violenza".
416 articoli (24%) erano classificabili nella categoria: "Sociale e Giudiziale", mentre di "Politica e governo" si è parlato 134 volte (8%); di "Cultura, celebrità, arte e media" 117 volte (7%)e infine, di "Economia" 38 volte (2%).
I restanti 323 pezzi (18%) sono stati rilevati come "Altro"

Argomenti trattati
Gli argomenti legati a crimine e insicurezza sono molto ricorrenti nei pezzi rilevati: Crimine e devianza 668 (38%), Violenza 163 (9%), Prostituzione/tratta/schiavitù 146 (8%), Terrorismo 52 (3%)
Lo status giuridico dei protagonisti immigrati, citati nei testi analizzati, è anch’esso molto ricorrente: Clandestinità/irregolarità 422 volte (24%). Di questi buona parte compare nei pezzi con tema centrale la criminalità ma costituiscono spesso anche il tema centrale (classificato come Sociale e giudiziale) del pezzo, Integrazione (o non integrazione) 318 (18%), Rifugiati e richiedenti asilo 13 (1%), Politiche e controllo dell’immigrazione 148 (8%), Fatti e posizioni pro-immigrazione 79 (4%), Fatti e posizioni contro-immigrazione 42 (2%), Discriminazione e razzismo 17 (1%), Violenza razzista 9 (1%),

Tra gli argomenti sociali è il "lavoro" quello più citato 118 volte(7%), "Minori/famiglia" 107 (6%), "Educazione/scolarizzazione" 89 (5%), "Donne" 82 (5%), "Condizioni abitative" 119 (7%)

Solo in 104 pezzi (6%) si è parlato di "Feste/eventi/folklore", mentre di "Arte e cultura" 67 volte (4%), e 65 (4%) di Sport

Violenza contro gli immigrati:

E’ interessante notare che gli articoli che hanno trattato dell’argomento violenza (in genere) sono 163, mentre il caso specifico di violenza subita dagli immigrati è stato trattato 108 volte: 65 aggressioni, 51 casi di tratta di donne e bambini, 26 omicidi e altro (spesso risse) 35.
Incrociando questi dati con il fatto che atti di violenza razzista sono stati trattati soltanto 9 volte, si può dedurre che il tipo di violenza più diffusa è quella dovuta alla microcriminalità ma che molto spesso a subirla sono gli stessi immigrati.

Notizie seriali:

Un altro dato interessante per capire il tipo di notizie date sull’immigrato è il fatto che 1463 (83%) dei pezzi rilevati trattano di una data notizia per la prima volta. Mentre solo 296 articoli (17%) ripropongono una notizia considerata seriale (cioè già proposta almeno una volta, in un numero precedente, dallo stesso giornale). Cioè solo 17 % sono notizie che hanno destato interesse oltre il giorno o la settimana in cui sono accadute.
 
 f. Profilo del protagonista.
Chi è il protagonista degli articoli che hanno a che fare con l’immigrazione? Non tutti gli articoli hanno per protagonista una persona fisica. Per esempio un articolo che parla di diritto al voto fa riferimento agli "immigrati" o agli "stranieri" o anc0ra agli "extracomunitari". Oppure qualche volte si parla della tratta delle "prostitute dell’Esteuropeo" o dalla "Africa"… in questi casi il protagonista è una persona non definita, né con l’età e spesso nemmeno con il genere né con la nazionalità ma con un nominativo generico (straniero..) o di una area geografica (africani…) o culturale (arabi…).
Per analizzare il profilo del protagonista dei pezzi giornalistici rilevati abbiamo rilevato vari parametri, altrimenti abbiamo usato la dicitura "non indicato":

  • il genere,

  • l’età approssimativa (bambino/sotto 14, ragazzo/sotto 18, giovane/sotto 25, adulto/25-65 e anziano/oltre 65),

  • la nazionalità: indicando 11 nazionalità tra le più numerose in Provincia e raccogliendo le altre come "altro"

  • altri termini generici (straniero, extracomunitario… altro) quando sono utilizzati.


Un parametro viene rilevato una sola volta per articolo. Esempio se in un articolo si parla di due donne si segna una sola volta "femmina" nello spazio riservato al genere, così se si parla di 5 marocchini, nella casella "nazionalità", alla voce "marocchino/a" si segna "1". Inoltre uno stesso articolo può citare più di un personaggio e quindi si segna "1" su ogni parametro citato. (se si parla di una donna e di un bambino per esempio o se si citano varie nazionalità…)
La ricerca è basata sul parametro "profilo del protagonista" e non sulla ricorrenza di date parole. Quindi il risultato è il numero di articoli che hanno citato almeno una volta il parametro e non quante volte è apparsa una data parola durante questo periodo.

Il protagonista "tipo" che emerge dall’analisi è un maschio (rilevato in 1017 articoli: 58%) adulto –25-65 anni (676 – 38%), spesso anche giovane – 18-25 (337 – 19%), cittadino romeno (353- 20%), oppure marocchino (313 – 18%).
Si è parlato molto spesso di un generico "extracomunitario/a" (340 – 19%), o "immigrato/a (316 – 18 %), 281 volte (16%) di straniero, 283 volte (16%) si è usato un altro termine generico (magrebino, esteuropeo, slavo…). Il termine "zingaro è stato molto meno utilizzato: soltanto 46 volte (3%). Numero che appare però assai alto se lo si paragona al numero di articoli in cui si è parlato di qualche protagonista di origine rom o sinti: 157 volte (9%). 46/157 Quasi uno su tre.

La ricerca ha monitorato anche la presenza nel titolo della nazionalità o della "origine" del/dei protagonista/i. Questo nell’intento di capire quanto pesa il dato "origine" nella costruzione di un pezzo informativo. Nella totalità delle ricerche fatte sulla stampa in Italia si è notata l’alta ricorrenza di questa pratica (costruire la notizia intorno non al fatto stesso come avviene quando è un membro della maggioranza ad essere coinvolto ma intorno all’appartenenza della persona o delle persone coinvolte (es. GIALLO. INVESTITA NIGERIANA, ARRESTATO MAROCCHINO)

L’origine del protagonista è citata nel titolo 779 volte (44%). Quindi meno di un pezzo su due ha messo in rilievo nel blocco-titolo (occhiello/titolo/sottotitolo) la nazionalità o l’origine del protagonista o dei protagonisti citati al suo interno. Questa percentuale però è molto più alta: si alza quasi al 100%, quando si considerano soltanto quei 157 articoli dove sono coinvolti Rom o Sinti.
 
 g. Tono e coerenza
Analizzare il tono di un titolo o di un testo è una cosa complicata e delicata. Un rilevatore può giudicare il tono di un pezzo come allarmistico mentre un altro rilevatore lo giudicherà per esempio neutro. Dipende della sensibilità di ogni persona verso certe questioni, certi argomenti e temi.
Inoltre i toni possono essere tanti. Si è deciso di riassumere tutti i toni utilizzati dalla stampa locale di Torino e dintorni, usando un elenco di 11 toni, cioè: "Neutrale", "Criminalizzante", "Drammatico", "Paternalistico", "Allarmistico", "Pietistico", "Esagerato rispetto all’entità della notizia", "Denuncia", "Solidaristico", "Comprensivo", "Riconoscimento dei meriti, diritti, ecc."
Contrariamente agli altri aspetti questa parte del monitoraggio rimane completamente soggettiva. Per trovare una linea comune tra i 5 rilevatori si sono dovuti chiarire soprattutto alcuni punti.
Criminalizzante ad esempio è stato stabilito come un testo o un titolo che nel raccontare un fatto accaduto mette come elemento centrale non cosa è successo ma l’origine di chi ha sbagliato o commesso qualche reato. Esempio: <<ARRESTATO SENEGALESE>>.Questo è esempio estremo di un titolo criminalizzante, dove "Senegalese" diventa un reato sufficiente per essere arrestato.
Con tono "Allarmistico", invece, sono stati giudicati quei titoli o testi che giocano sulle paure sulla "sindrome da accerchiamento" sentita dal cittadino. Esempio: <<Il "terrore" sfiora Ivrea>> in prima pagina giocando sulla paura della gente per incitare a leggere (e soprattutto a comprare il giornale) per poi trovare in pagina 7: <<NESSUNA IRREGOLARITÀ RISCONTRATA A IVREA>>
Nella maggior parte dei pezzi (905 – 51%) il tono usato nel testo è stato giudicato neutro dai rilevatori. Questa percentuale scende un po’ per quanto riguarda i titoli: 862 titoli (49%) soltanto sono stati considerati neutrali.
La titolazione è fatta per attirare l’attenzione, portare il pubblico a leggere l’articolo; se il titolo è ripreso in prima pagina, come è stato fatto 269 volte (15%) nel periodo di rilevazione, o addirittura sulla locandina appesa nelle edicole, esso serve a far comprare il giornale. E’ quindi logico che sia più "caratteriale" del testo stesso.
Mentre sul tono drammatico, che è una caratteristica del pezzo di "nera", c’è "pareggio" 152(9%) sia per i titoli che per i testi, è sul tono criminalizzante che si trova una differenza visibile 220 (13%) titoli e 211 (12%) per i testi.
Relativamente bassi, in tutte e due le parti, i toni giudicati allarmistici: 72 (4%) per i testi e 113 (6%). Ma anche qua si vede una netta differenza tra i titoli e il testo. Questi toni sono abbastanza controbilanciati dai testi giudicati come "riconoscimento dei meriti, diritti, ecc" 103 (6%) nel testo e 89 (5%) nei titoli.
È da segnalare anche l’alto tasso di coerenza segnalato dai rilevatori. 758, cioè ben l’89 % delle 849 illustrazioni fotografiche utilizzate sono state considerate coerenti con i contenuti. Così come in ben 1668 pezzi è stata segnalata la coerenza tra il titolo e il testo. E in 1684 casi il pezzo è stato considerato coerente con l’insieme della pagina. Anche se si è avvertita una lieve tendenza a mettere gli articoli che riguardano l’immigrazione un po’ "fuori sede": cioè articoli di cronaca in mezzo alla politica quando questa parla di immigrazione e viceversa, ma questo è accaduto in realtà in 91 casi (5%)soltanto.
 2. 3 Considerazioni finali sul monitoraggio
Già nel lontano 1949, David Manning White descriveva il lavoro della redazione di un giornale come un lavoro di "gate keeping" (guardia dei cancelli). Secondo questa visione, il giornalismo non è trasmissione della realtà dei fatti ma di una reinterpretazione dei fatti sulla base non tanto del "come raccontare", ma soprattutto del "cosa raccontare". Ad ogni minuto nel mondo succedono una infinità di eventi piccoli, grandi e medi. Tutti degni di diventare notizia, ma lo diventeranno soltanto quei fatti selezionati dal gate-keeper.
<<Nel processo di costruzione della notizia, dice Claudio Fracassi, in "Sotto la notizia niente", l’elemento decisivo è la selezione. Non c’è informazione senza brutale, ripetuta, non motivabile (nei confronti del lettore) ma indispensabile selezione degli eventi della realtà. La selezione non è una particolare o malevole forma di censura. È la sostanza stessa del processo informativo. Ogni giorno, ogni ora, ogni minuto accadono in ogni paese eventi degni di essere riferiti. La costruzione di ciò che, al termine del processo, sarà definito come "informazione" è il risultato, innanzitutto, della cancellazione di una serie innumerevole di eventi dalla possibilità stessa della loro conoscibilità.>>
Questo flusso continuo di fatti "notiziabili", di cui la redazione deve fare una scelta "spietata", una volta era selezionato dal giornalista o dal reporter sul luogo, che dovevano definire se dal fatto accaduto era possibile "tirare una notizia". Oggi, con il boom delle tecnologie della comunicazione, sono le notizie ad arrivare direttamente in sede, ed è molto diminuita la necessità di "scendere in campo" per ottenere informazioni. C’è veramente solo l’imbarazzo della scelta: agenzie, siti internet, comunicati stampa, fax, Email, lettere, telefonate…
Questa facilità di ottenere informazioni (non tutte e questo lo vedremo più avanti) aggiunta alla "diffusa contrazione delle risorse pubblicitarie" porta le redazioni ad essere più portate ad economizzare risorse, tempo e sforzo, trasformandosi in quello che è ormai conosciuto sotto il nome di "desk-journalism". Cioè giornalismo da scrivania. Si va meno sul terreno per prelevare la fonte ma si sta sempre più in ufficio a leggere lanci d’agenzia, comunicati stampa di istituzioni varie e ad usare il telefono per ascoltare la rete di fonti fisse che ogni giornale (giornalista) ha nella sua rubrica.
Il giornalismo locale (su cui si basa la presente ricerca), sembra fare "un po’" eccezione a questa tendenza stando ai risultati della ricerca. Analizzando le fonti emerge un basso uso dei lanci di agenzia (2% degli articoli sono ricavati da questa fonte) e un numero notevole di testimonianze di individui comuni (in 22%). Le redazioni locali dei giornali nazionali sembrano più presenti sul terreno, in quanto citano testimonianze di individui in ben il 29% dei loro pezzi rilevanti, mentre soltanto 18% dei testi rilevati sui settimanali locali ricorre a questa fonte. Questo potrebbe sembrare paradossale ma è dovuto sicuramente ai mezzi molto più ristretti di cui dispongono questi settimanali, spesso gestiti da piccole cooperative con un numero molto esiguo di dipendenti. Nel dimostrare la diversa "deskisazione" dei mezzi locali, rispetto a quella generale, si è sottolineato l’ "un po’". Si tratta, in effetti, di una sottile differenza, che analizzata meglio, sembra mettere in luce un altro tipo di "giornalismo da scrivania" e non tanto una maggior presenza di ricerca di notizie sul campo. È l’origine del flusso di informazioni ad essere diverso. Innanzitutto, sembra essere il così detto "giro di nera", la fonte più ricorrente: Forze dell’ordine (polizia, carabinieri, vigili urbani, guardia di finanza), ospedali, vigili del fuoco… Più della metà degli articoli rilevati sono stati costruiti a partire da informazioni provenienti dalle forze dell’ordine, poi vengono le istituzioni locali, i rappresentanti locali dei partiti politici, l’associazionismo…
Stante così la situazione, è ovvio che le fasce sociali più deboli: quelle che non hanno l’addetto stampa, che non possono mandare comunicati stampa, che non tengono siti internet, che non sono presenti nell’agenda di nessun giornalista siano quasi sempre assenti dall’informazione e che quindi sia molto raramente presentata la loro versione dei fatti.
E le popolazioni immigrate in Italia fanno decisamente parte di questa categoria. L’immigrazione è un fatto recente per l’Italia e c’è una maggioranza di immigrati di freschissima data (come è il caso dei romeni in provincia di Torino che ha triplicato il suo numero di residenti) che non sa ancora leggere il nuovo territorio d’insediamento.
D’altro canto è anche naturale che le fasce più deboli siano quelle più coinvolte nei fatti "negativi": microcriminalità, problemi sociali, tensioni… sia come fautori che come vittime.
Dalla ricerca ad esempio si evince un immagine di un immigrato troppo spesso coinvolto in fatti criminosi o violenti (425 dei rilevamenti), ma analizzando bene altri dati si capisce che molto spesso ad essere vittima di questa violenza è spesso un altro immigrato (sono stati rilevati 163 articoli che trattano di violenza, in 108 articoli la violenza è praticata contro uno o più immigrati.)
L’altra tendenza della stampa moderna è la "tematizzazione" cioè non trattare le notizie come unità autonome ma cercare sempre di legarle, di creare come un filo conduttore tra le varie notizie pubblicate nello stesso numero o in numeri precedenti.
Questa tendenza influenza innanzitutto la scelta dei fatti notiziabili. Ad esempio: la famosa regola delle "serie"(è solo una tra tante regole della tematizzazione) implica che ad una notizia si leghino altre, riportanti tematiche similari. Ad esempio, quando un "rottwailer" morde gravemente una persona, nel corso della settimana seguente, vengono segnalati vari casi di cani che aggrediscono le persone su tutto il territorio. Questo è dovuto al fatto che i vari piccoli episodi di cani che mordono delle persone sono sistematicamente scartati dalle redazioni fin quando succede un fatto clamoroso per il quale diventano tutte "appetibili" in quanto rafforzano l’evento scatenante.
La tematizzazione non influenza solo la scelta della notizia da pubblicare, ma anche la collocazione, l’impaginazione, l’accostamento, la titolazione dei pezzi e la ripresa o meno dei titoli sulla prima pagina e sulle locandine pubblicitarie esposte in edicola.
L’immigrazione, come si diceva, è un fattore nuovo per l’Italia che fino a poco fa era terra di emigrazione soltanto. D’altra parte il numero di immigrati aumenta in modo notevole, ogni anno, e questo senz’altro colpisce l’immaginario collettivo
Un aspetto rilevante su cui riflettere è stato osservato durante il dibattito che a Torino ha riguardato l'accesso delle popolazioni immigrate al diritto di voto.
Nel pieno del dibattito quasi tutte le testate di Torino (ne hanno trattato prevalentemente le pagine locali dei quotidiani nazionali) hanno dedicato delle pagine tematiche a questo argomento. Sono pagine quindi dedicate alla "politica". Non si capisce come, molto spesso, degli articoli, dei brevi e dei box di cronaca nera sono andati a finire in questa pagina. È importante sottolineare che nei fatti raccontati in questi "inserti" erano sempre coinvolti immigrati.
Viceversa, quando il dibattito si è calmato e c'erano soltanto interventi sporadici (quindi non sufficienti a riempire un’intera pagina) i pezzi di politica sono andati a finire in mezzo alla cronaca nera. È ovvio che la stampa locale dispone di spazi molto ridotti che non permettono sempre una divisione rigorosa delle aree tematiche (politica, cronaca, economia.) . Molto spesso si fa un po' quello che si può. Però rimane strana questa coincidenza. Il fatto che in un dato momento la stessa tendenza sia stata osservata su quattro testate diverse è dovuta alle logiche di produzione che abbiamo citato prima, ai problemi di spazio e di difficoltà di separare nettamente nelle cronache locali le varie tematiche oppure semplicemente al fatto che per tutte queste redazioni l'unica "tematizzazione" possibile per articoli che riguardano l'immigrazione sia quella "immigrazione-criminalità" o "criminalità-immigrazione"?
 
 3. LE SCHEDE DI APPROFONDIMENTO E DI COMUNITÀ
Dai risultati finali del monitoraggio dei tre quotidiani nazionali e delle otto testate locali si evince che solo nell’1% degli articoli analizzati vengono forniti tabelle, grafici, dati statistici e approfondimenti che possono offrire ai lettori strumenti ed elementi di confronto riguardo alle informazioni e alle voci più o meno autorizzate che si diffondono rispetto alle tematiche più importanti dell’immigrazione.
Le schede di comunità e quelle tematiche, prodotte all’interno del progetto "Media e comunità", a metà strada fra il taglio giornalistico e quello della ricerca, si prefiggono di offrire un’immagine più completa relativa alle comunità straniere residenti nella provincia di Torino e in genere al complesso e variegato fenomeno dell’immigrazione.
Inoltre queste due attività del progetto potrebbero diventare un elemento utile perché in futuro i cittadini stranieri apprendano a interagire costruttivamente con le istituzioni pubbliche, con gli uffici abilitati a offrire loro servizi, con i mezzi di comunicazione, affinché essi vengano coinvolti come attori protagonisti nel risolvere le proprie difficoltà durante il processo migratorio.
Questi contributi sono consultabili sul sito Atlante dell’Immigrazione della Provincia di Torino che ha ospitato il progetto.
Ogni scheda fornisce una serie di dati statistici aggiornati, elaborati a partire dalle fonti ufficiali della Provincia e del Comune di Torino, della Regione Piemonte, nonché nazionali. Alcune informazioni statistiche sono riportate dalle pubblicazioni ormai classiche, che studiano da diversi anni il fenomeno migratorio in Italia (i più recenti Dossier della Caritas e l’Osservatorio Interistituzionale della Provincia di Torino), ma uno dei pregi della ricerca "Media e Comunità" consiste nel fatto che nelle schede che proponiamo i dati sono raggruppati in un unico contenitore, il che consente di avere un’immagine completa su una comunità oppure su un tema specifico, legato all’ambito dell’immigrazione.
 3. 1 La scelta delle schede
Sono stati individuati e presentati i principali aspetti connessi alla vita di ciascuna comunità (per quanto riguarda le schede di comunità) e ad ogni tema conduttore (per quanto riguarda gli approfondimenti tematici), raccogliendo sia i risultati di varie ricerche compiute finora da vari centri di studi dell’immigrazione, sia i punti di vista dei migranti stessi.
Vengono inoltre valorizzati i provvedimenti e le iniziative attuate dalle istituzioni pubbliche (provinciali, regionali, comunali), dal mondo dell’associazionismo, del volontariato, ecc.) rivolte agli immigrati.
Sia le schede di comunità, sia quelle tematiche riportano in chiusura informazioni e indirizzi utili a coloro che desiderano contattare sedi di istituzioni ed enti pubblici, servizi competenti dei relativi settori e sedi di diverse associazioni straniere, nonché di un’intera rete di interlocutori privilegiati e di rappresentanti di comunità.
Gli operatori che hanno ideato e realizzato questo progetto hanno scelto di proporre approfondimenti che riguardano temi di immediata, scottante attualità collegati all’ambito dell’immigrazione e della multiculturalità. Sono stati pubblicate sul sito Atlante della Provincia di Torino due tipi di schede:
  1. schede di approfondimento tematico

  2. schede di comunità

  3.  
    1.  Schede di approfondimento tematico

Alle coordinate del modello generale e della traccia seguita per ogni scheda tematica, già presentati nell’Introduzione di questa sezione, vanno segnalati gli aspetti di maggior riguardo emersi da ciascun approfondimento, che documentano la novità dei contenuti, l’approccio metodologico.
Ciascun tema è illustrato dal punto di vista quantitativo, attraverso numerosi dati statistici ufficiali, ricavabili dalle varie rilevazioni del Ministero dell’Interno, dagli uffici regionali, comunali, provinciali, anagrafici, dai Dossier Statistici Immigrazione della Caritas, da elaborazioni su dati Cgil-Cisl-Uil, ecc.
Le schede contengono dei riassunti del quadro legislativo attinente a ciascun tema affrontato.
Vengono forniti inoltre gli indirizzi e le informazioni utili ai destinatari dei vari servizi che offrono supporto e consulenza in merito ai diversi settori di attività cui si è fatto cenno all’interno delle schede.

Elenco delle schede di approfondimento tematico pubblicate:
  • Casa

  • Famiglie straniere in Italia

  • Immigrazione al femminile

  • Islam e Musulmani in Piemonte

  • linguaggio della stampa (L’immigrato nel)

  • Mondo del lavoro in Piemonte e nella Provincia di Torino

  • Rimesse e sviluppo di Emilia David

  • Rom e Sinti in Provincia di Torino

  • Salute e immigrati,

  • Scuola

 
    1.  Schede di Comunità

In questi approfondimenti abbiamo dedicato spazio alle comunità attualmente più numerose nella Provincia di Torino: romeni (Viorica Nechifor), marocchini (Karim Metref), senegalesi (Audifac Tchouncha), cinesi (Emilia David) e peruviani (Alvaro Duque).
Ogni scheda sviluppa autonomamente uno schema generale che include le sezioni seguenti:
Introduzione, all’interno della quale è delineato sinteticamente il profilo di ciascuna comunità straniera nel contesto della realtà multietnica torinese e piemontese.
Presentazione della comunità, in cui confluiscono i principali aspetti che meglio caratterizzano ogni comunità, una presentazione descrittiva dei contesti di partenza e di arrivo dei cittadini immigrati e dei rapporti che legano società di origine e società accogliente. Si tratta concretamente di modelli di vere e proprie "schede-paese", contenute nella cornice di questi approfondimenti, relative ad aspetti geografici, storici, politici, culturali e agli usi, alle credenze e ai riti tradizionali e attuali più significativi.
I Dati statistici e anagrafici circoscrivono l’immagine di ciascuna comunità dal punto di vista quantitativo (numero di residenti, distribuzione territoriale a Torino e provincia) e consentono di realizzare confronti tra vari momenti dei flussi migratori che segnano la storia di ogni gruppo etnico, indicando le fluttuazioni del tasso di migrazione.
La sezione Socialità riassume le attività sociali e culturali, commerciali e imprenditoriali, indicando i luoghi di incontro di ciascuna comunità e fornendo brevi descrizioni delle feste e delle loro ricorrenze.
Una sezione molto interessante è riservata alle associazioni straniere, con sede a Torino o nel territorio della Provincia di Torino, poco conosciute, ma che godono di una certa autorevolezza tra i membri delle relative comunità e che in futuro possono diventare validi interlocutori delle istituzioni pubbliche e complessivamente da vari attori sociali.
In chiusura di ogni scheda è reperibile una serie di informazioni utili: i titoli dei giornali della comunità, alcune indicazioni bibliografiche e telematiche (indirizzi di siti, link), nonché alcuni riferimenti ai centri di ricerca e agli specialisti nelle lingue, le culture e le letterature che hanno fatto l’oggetto del progetto "Media e Comunità".
Vanno indicati i vari materiali aggiuntivi allegati alle schede: due interviste, una al presidente dell’Associazione Immigrati Cinesi Uniti in Piemonte, Dott. Paolo Hu e l’altra al Direttore dell’Istituto Italo-Cinese Centroriente di Torino, Mauro Pascalis. Per rendere più piacevole e più stimolante la lettura delle schede, sono state allegate all’approfondimento relativo alla comunità cinese delle stampe tradizionali di Capodanno, corredate di brevi integrazioni descrittive e una ricetta culinaria, ricevuta da un noto cuoco cinese che vive a Torino. Anche alla scheda dedicata alla comunità romena, sono allegati presentazioni sintetiche relative alla festa nazionale alla festa di “Marţişor”.

Elenco delle schede di comunità pubblicate:
  • Cinesi in provincia di Torino

  • Marocchini in provincia di Torino

  • Peruviani in provincia di Torino

  • Romeni in provincia di Torino

  • Senegalesi in provincia di Torino


 
 4. CONCLUSIONI GENERALI
 In conclusione, da quello che si evince nella presente ricerca, sembra confermato un dato già precedentemente emerso in altre ricerche: l’immigrato è prevalentemente associato ad episodi di delinquenza, marginalità e devianza, mentre la dimensione più quotidiana dei processi di integrazione non compare, se non in misura minore, negli argomenti trattati dalla carta stampata.
   La stessa terminologia di cui fa uso la comunicazione nei media confonde spesso diversi piani facendo convergere in un indistinto termine "immigrato" condizioni che sono invece assai diverse tra loro.
   Sembra quindi sempre più necessario aprire un dialogo con il mondo della stampa per permettere lo svilupparsi di una maggiore consapevolezza relativa ai  quei vizi della comunicazione che  paiono tuttora presenti e che possono alterare e distorcere l’immagine dell’immigrato. Sarebbe inoltre interessante completare la ricerca all’ "interno delle redazioni" (e non da "lettori" di carta stampata) per meglio comprendere quali realtà e meccanismi  producano i risultati che sono stati studiati e monitorati nella presente ricerca e che quindi siano responsabili della diversa trattazione delle notizie riguardanti il mondo dell’immigrazione.
   Siamo consapevoli che il risultato della nostra ricerca è parziale e non esente da lacune ma crediamo possa costituire un valido punto di partenza per ulteriori sviluppi. 

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